Incontro con le professioni sanitarie


Tre classi del liceo economico sociale con indirizzo biomedico (2^BBIO, 3^DBIO e 3^BBIO) dopo avere affrontato il tema del codice deontologico degli infermieri e averne rielaborato i contenuti nell’ambito della legislazione sanitaria, hanno incontrato due operatori sanitari che lavorano in qualità di infermieri presso l’ospedale di Cremona; Giovanni Ardu e Michela Bissolotti.

Durante l’incontro gli studenti si sono confrontati con una realtà professionale complessa dove la preparazione tecnica si intreccia fortemente con la competenza relazionale e la funzione educativa. L’empatia è fondamentale per chi svolge questa professione, sapersi immedesimare nell’altro, afferma Michela Bissolotti, “ significa sapere cosa si prova ad essere dalla parte della malattia, mantenendo una distanza emotiva che ci permette di essere consolatori pur raccontando la realtà. Ci sono situazioni che richiedono un esserci anche nel silenzio, un esserci che significa io sono qui , ti ascolto e so accoglierti.

Anche se permane nell’immaginario collettivo lo stereotipo dell’infermiere come ausiliario del medico è dal 1994 ( D.M 739/94) che all’infermiere sono state riconosciute autonomia professionale, competenze e responsabilità proprie. Autonomia non significa indipendenza ma capacità di lavorare in team, di ascoltare e interagire con i colleghi per condividere una linea comune , ne è un esempio il passaggio di consegna tra un turno e l’altro che richiede chiarezza e collaborazione.

E’ l’infermiere che si interfaccia con il paziente , il suo ruolo nell’équipe medica risulta quindi fondamentale, perché a lui si riconosce la capacità di identificare i bisogni di assistenza infermieristica del paziente risultando quindi garante della corretta applicazione delle prescrizioni terapeutiche. Da qui consegue la necessità di una cooperazione tra la professione infermieristica e quella medica.

L’infermiere può avvalersi anche dell’opera del personale di supporto ma ne è direttamente responsabile. Giovanni Ardu ,impegnato in prima linea nella battaglia contro la pandemia, ha ricordato che ogni giorno il medico ha il compito di aggiornare la famiglia dei pazienti ricoverati per COVID , ma che è l’infermiere che rappresenta un tramite continuo con i famigliari. Il suo racconto restituisce tutta la drammaticità di una esperienza che riaffiora nelle parole e negli sguardi di chi ha vissuto le conseguenze della applicazione della medicina d’emergenza e continua quotidianamente ad affrontare con sensibilità e competenza il proprio ruolo. Dalle domande degli studenti interessati a capire come la pandemia è stata affrontata anche a livello organizzativo emerge la necessità di proseguire su un progetto , appena iniziato a Cremona, che vede la costruzione di una struttura sanitaria di prossimità improntata sul lavoro territoriale di rete di cui l’infermiere di famiglia diventerebbe parte integrante. Durante l’incontro sono emersi molti altri aspetti legati a questa professione: i dilemmi etici che un infermiere può incontrare , la clausola e l’obiezione di coscienza , il diritto di autodeterminazione del minore , il segreto professionale e quello d’ufficio, la responsabilità civile e penale, il percorso universitario e specialistico, la struttura psicologica di sostegno sempre presente.

Al termine dell’incontro la testimonianza appassionata e competente di Michela e Giovanni ha restituito agli studenti una realtà molto concreta di professionisti della salute che non si sentono eroi, ma che vorrebbero essere sempre riconosciuti per il ruolo fondamentale che svolgono nelle nostre società.

Incontro con le professioni sanitarie